A chi piacerebbe lavorare da un'isola deserta stile Robinson Crusoe? Bisogna organizzarsi, però.

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Il lavoro dei sogni: chi non ci ha mai pensato? Dal caso eccezionale dell'ente del turismo del Queensland che ha pubblicizzato nel 2009 il miglior lavoro del mondo, custode di un'isola deserta con un salario generoso e benefit in abbondanza (hanno scritto 34.600 candidati), altre organizzazioni hanno lanciato offerte più o meno allettanti, alla ricerca di candidati con due doti precise: la voglia di scoprire il mondo e la disinvoltura con gli strumenti digitali, che permetta loro di trasformarsi in ambassador per il loro datore di lavoro e fare così tornare i conti.

Comunque non sono solo località esotiche e paradisiache; dal 2013, il manager Gauthier Toulemonde sta sperimentando il controllo della propria azienda da isole deserte. Il suo obiettivo è dimostrare che telelavorare è solo questione di organizzazione e attitudine mentale. Ha scritto un libro dedicato alla sua prima esperienza, in Indonesia: Robinson volontaire, de l’open space à l’île déserte (Un Robison Crusoe volontario: dagli open space alle isole deserte).

La vita di Toulemonde non è affatto la lunghissima vacanza che alcuni immaginano: orari impegnativi (dalle 5:30 alle 23), lavoro notturno dovuto ai fusi orari, amministrazione meticolosa della connessione internet, due laptop, uno smartphone e una antenna satellitare, migliaia di messaggi di posta e una battaglia costante contro la solitudine: sono solo alcuni dei contrappassi, alcuni volontari, che Toulemonde deve affrontare. Il suo staff, intervistato sul sito di France TV, parla di successo, per quanto siano stati necessari aggiustamenti:

Ha cambiato i nostri rapporti con il capo. Quando è lontano lo consultiamo meno e siamo divenuti più autosufficienti. Abbiamo imparato a venire subito al punto nei meeting: ogni minuto di internet satellitare è prezioso. Quando era in Indonesia, ci sentivamo su Skype una volta a settimana. Era piacevole vederlo ed essere sicuri che stesse bene.

Un anno sabbatico in remoto

Inconcepibili appena dieci anni fa, gli strumenti digitali creano opportunità per modi di lavorare e servizi sempre nuovi. Un solo esempio: gli spazi di coworking, amati dai freelance.

La startup Remote Year offre 75 di lavoro caratterizzati dall'opportunità di viaggiare insieme in 18 diversi luoghi nel mondo, per un anno. I candidati devono solo disporre di una occupazione che gli consenta di permettersi l'esperienza. Remote Year si occupa della logistica: itinerari, alloggio, spazi di lavoro, attività comuni eccetera. L'età media dei partecipanti è di 29 anni e l'occupazione tipica riguarda il mondo digitale oppure marketing e finanza, per quanto vengano esaminati anche candidati con diverso retroterra.

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La generazione Y cerca flessibilità e viaggi. E grazie a strumenti come cloud, collaborazione, web chat e videoconferenze, offrire questo non è mai stato così facile, chiosa il CEO di Remote Year. Tra le lezioni apprese dopo la prima informata di Remoter vi sono la possibilità di avere vera produttività fuori ufficio, that quanto sia più facile trovare ispirazione fuori dalla routine consueta e l'allargamento degli orizzonti, oltre alla creazione di legami di amicizia più robusti. La vera ragione del successo di Remote Year è in ogni caso la perfetta pianificazione, unita a un periodo di tempo limitato.

Il coworking si evolve

In tutto il mondo gli spazi di coworking diventano più diffusi e variati, con il concetto che esce dalle grandi città per arrivare anche in posti minuscoli come il villaggio di Mercuer, milleduecento abitanti. Nel sudovest della Francia, sono state varate iniziative per incentivare il telelavoro per combattere lo spopolamento. Negli Stati Uniti, intanto, la NeueHouse di New York è una versione lusso di coworking, pensato come casa per gli ambiziosi e i creativi. Si diffondono anche i caffè con il coworking, come il parigino 10h10, mentre il Wi-Fi sta diventando quasi ubiquo in alberghi è caffè che consentono sistemazioni meno formali.

I vantaggi di queste soluzioni sono per forza anche tecnici ma, ugualmente importante, creano un senso di appartenenza e di comunità, una cosa che spesso il telelavoro classico non arriva a dare. Questo è uno dei fattori chiave per il successo di Remote Year e per le aziende che esplorano nuove forme di lavoro. Dopo tutto, come diceva Aristotele 350 anni prima di Cristo, l'uomo è per natura un animale sociale.