Il trattamento dei dati sanitari nell'epoca dei big data e dei timori per la privacy è controverso.

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Iniziano i primi esperimenti per conciliare Open Data e healthcare. In Francia è stato creato un database pubblico dei medicinali, che consente sia ai professionisti che al pubblico di consultare le specifiche di ogni farmaco messo in vendita negli ultimi tre anni. Una ricerca di Aspirina porta a una dozzina di fogli illustrativi relativi a prodotti che ne contengono.

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Il sistema informativo nazionale sui dati healthcare è stato approvato a fine 2015 come parte di un disegno di legge. Il database riunisce anche i database equivalenti di tutti gli ospedali e servizi di cura della nazione, comprese un miliardo di ricette, cinquecento milioni di trattamenti e procedure e undici milioni di degenze annue. Ovviamente c'è un dibattito sulla riservatezza dei dati dei pazienti e delle cartelle cliniche elettroniche.

Il Ministero della salute ha lanciato una iniziativa alla ricerca di idee sulla condivisione dei dati healthcare, aperta al pubblico, che dura fino al 20 giugno. Finora sono state inviate 277 proposte, un sommario delle quali verrà mostrato entro l'estate. Si parla di migliore coordinamento delle cure, sicurezza, anonimato, permessi da parte dei pazienti eccetera; c'è evidentemente un grande interesse attorno alla tematica, temperato da timori sulla riservatezza e sul potenziale uso commerciale dei dati raccolti.

Un trend in crescita

Un esempio della nuova importanza degli open data nello healthcare è Celtipharm, che recentemente ha cambiato vocazione e anche nome, in OpenHealth Company. Prima specializzata in servizi di marketing per prodotti farmaceutici, questa azienda si è recentemente lanciata nell'analisi dei dati, sia a scopo commerciale che medico/economico.

Google e una controversia

Non sono tutte rose e fiori e la prova sta nel recente problema nato in casa Google: DeepMind, il reparto di intelligenza artificiale di Mountain View, ha avuto accesso ai dati di circa 1,6 milioni di pazienti ricoverati negli ospedali britannici. Si tratta di una collaborazione tra DeepMind e il NHS (National Health Service) per sviluppare una app relativa al trattamento clinico delle malattie renali, che però è stata accusata di consentire il traffico di dati in maniera molto più ampia rispetto all'obiettivo dichiarato, specialmente in tre ospedali londinesi.

L'episodio mostra che anche i detrattori dell'apertura dei dati sanitari hanno frecce al loro arco e come serviranno cautela e competenza per giungere ad applicazioni che siano effettivamente utili e tutelino con efficacia la riservatezza dei malati.