Gli ultimi trend in campo Fintech suscitano ottimismo e anche qualche preoccupazione.

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I promotori finanziari classici vedono sempre maggiore concorrenza in arrivo da parte dei cosiddetti roboadvisor, in pratica aziende di investimento online che amministrano i patrimoni dei clienti tramite algoritmi. Dal 2009, più di una azienda Fintech ha lavorato sul potenziale di questi strumenti digitali e offre una gamma di soluzioni. Anche alcune organizzazioni più tradizionali hanno iniziato a muoversi in questa direzione, per lo più via acquisizioni o sviluppo interno.

Quando l'algoritmo aiuta a investire

Per citare un esempio pure play, la startup americana Betterment ha fatto sensazione, con articoli pubblicati tra gli altri da Wall Street Journal, Bloomberg e CNNMoney.

Secondo il sito della startup, i clienti oltre 150 mila per più di quattro miliarid di dollari di iinvestimenti. La promessa è investire i risparmi dei clienti non un portafoglio diversificato e competitivo di fondi, in modo da ridurre la tassazione e ottimizzare i rendimenti sui depositi. L'arma segreta di Betterment sta negli algoritmi e nei riequilibri automatizzati. A differenza delle azienda di investimento tradizionali, che richiedono una percentuale su ogni transazione, Betterment richiede un canone annuo.

Tutto avviene online, in modo semplice, mediante il sito. Il cliente che si iscrive deve inserire la propria età, lo stato (impiegato, pensionato) e il reddito annuo. In risposta riceve tre piani di investimento possibili a vario livello di rischio e ritorni, in funzione delle aspettative, per esempio un paracadute pensionistico o un investimento generico alla ricerca di ritorni convenienti. In pochi clic, i clienti possono accedere alla propria situazione di investimento e ricevere consulenza personalizzata.

I vantaggi della consulenza finanziaria automatizzata

Sono numerosi, specialmente rispetto al passato, quando non c'erano i roboadvisor: uno su tutti, la possibilità di ricevere una analisi del rischio tempestiva e accurata, che viene anticipata dall'algoritmo.

La semplicità della procedura ha portato anche grandi cambiamenti di utilizzo. In pochi clic si può investire e ricevere consigli su come diversificare il protafoglio, in base a una analisi compiuta su Big Data. I livelli minimi di investimento sono più bassi di quelli richiesti tradizionalmente, con costi più bassi che diventano un ulteriore incentivo all'adozione. Servizi come la visibilità in tempo reale dell'impatto della transazione sulla tassazione sono piacevoli effetti collaterali che aggiungono valore all'offerta.

Il cliente giusto per il roboadvisor

È un singolo con un portafoglio di asset relativamente modesto, giovane, indipendente, familiare con la tecnologia. È questa fascia demografica a fare crescere i servizi finanziari automatizzati, che rappresenteranno il 5,6 percento degli investimenti entro il 2020, confrontati con lo 0,5 percento del 2015. E questo potenziale ha portato allo sviluppo di soggetti più specializzati come Ellevest, piattaforma di investimento digitale mirata al pubblico femminile varata da un ex direttore di Bank of America. Meno orientate al rischio e meno pagate dei maschi, ma con una aspettativa di vita più elevata, le donne hanno requisiti di investimento diversi da quelli degli uomini.

Parlando di garanzie

Va da sé che la disposnibilità di questi nuovi servizi algoritmici non elimina l'opportunità di informarsi e acquisire una minima conoscenza prima di lanciarsi in un investimento. Dovrebbero essere chiari almeno i costi connessi all'adozione di un roboadvisor e se siano espressi in percentuale sulle transazioni, come canone periodico o altro.

La domanda è ci si può fidare? Dal punto di vista degli esperti, i roboadvisor sono una grande opportunità soprattutto per i piccoli risparmiatori. Ma l'affidabilità degli algoritmi e i rischi di frode informatica sono tematiche che devono restare aperte man mano che il settore cresce e si raccolgono dati.

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